Ci svegliamo il tempo e' nuvoloso e non promette di migliorare per la giornata, raffiche di vento e polvere e spruzzi di piogga.
Dedichiamo la giornata al nutrimento, vagabondiamo per El Chalten fino a meta' pomeriggio, tra una panaderia e un ristobar. Risvegliatici dal torpore narcolettico postdigetivo decidiamo di camminare fino all'estancia Madsen che si trova qualche chilometro a nord del paese: Andrea Madesen (1881-1964), "primo poblador" di El Chalten, e' stato un grande passionario patagonico. Marinaio, geografo, allevatore e contadino ha scritto parole meravigliose su questa terra che ha amato al punto di collocare la sua casa in modo da aprire le finestre la mattina e vedere il Cerro Fitz Roy e di chiamare con il nome della montagna il suo terzo figlio. Arriviamo all'ingresso dell'Estancia ma l'ingresso e' sbarrato e con chiari segnali intimidatori di non varcare il limite.
La sera visto che i nostri amici sono arrivati finalmente in paese siamo andati tutti in sieme (noi due, Herve', Mose' e Paolo) ad abbuffarci di ottima pizza al Patagonicus (locale della famiglia Fava, di Cesarino l'alpinista) dove abbiamo speso solamente 10 euro a testa.
La figlia di Cesarino ci spiega che un tizio del paese si e' appropriato dell'estancia rimasta abbandonata e impedisce qualsiasi avvicinamento agli estranei grazie anche ad una muta di cani feroci:
ci accontentiamo di scattare qualche foto alle foto del vecchio Madsen mentre accoglieva i grandi alpinisti che arrivavano a El Chalten per sfidare il Fitz Roy ed il Cerro Torre.
martedì 7 dicembre 2010
domenica 5 dicembre 2010
Ne rimarranno solamente due
Ci svegliamo all'alba per percorrere i 7 km che ci separano dal porto sul lago O'Higgins: di ciclisti ci siano noi due, Herve' il francese, ancora Andi il parassita tedesco, due olandesi "malmostosi". un barbuto e anziano tedesco, un'altra coppia di tedeschi, un samurai giapponese partito due anni fa dall'Alaska con minibici e un branco di brasiliani tipo "mister io sono pieno di soldi, ho il naso rifatto da Pintagui e viaggio leggero e se non ce la faccio vieni a prendermi!". Ci sono anche Paolo e Mose', i due torinesi a piedi con lo zaino. La navigazione del lago non e' un granche' anche se costa 65 euro a persona. La nave e' ecosostenibile: se devi produrre smog, te lo respiri: infatti i gas di scarico vanno tutti in cabina. Arrivati a Candelario Mancilla, sbrighiamo le formalita' di dogana cilena, spuntino e via alle ore 13.00: partiamo per ultimi, la salita e' estrema (sassi grossi e frantumati misti a sabbia). Ad un certo momento Dimitri si ferma per un problema di "merda" ed e' costretto ad attendere i torinesi che gli vengono in soccorso donandogli alcuni pezzi di "papel higenico" e cosi' rimane ultimo. Intanto Alberto, sparato come un proiettile, in una sorta di furore patagonico si porta in testa al gruppo. Dimitri, alleggerito del carico, recupera posizione su posizione e a ritmi "disumani" aggancia il gruppo di testa. Arriviamo in sei al confine su un dosso dove ci sono solo i cartelli di benvenuto in Argentina da una parte e in Cile dall'altra. Foto di rito e da qui in poi viene il bello: i 2 chilometri della "morte nera" sono in realta' 7!!! Sterpi spinosi strappa borse e pelle che ci obbligano a passaggi stile "cinghiale", radici, fango fino a meta' polpaccio, molti guadi di torrenti con acqua fino al ginocchio da superare con bici (e carico) in spalla, ponti fatti di tronchi malmessi (la Valsorda in confronto e' una gita domenicale), trincee scavate dall'acqua e profonde anche un metro in cui passa la bici ma non le borse (dobbiamo camminare noi dentro la trincea e far scorrere la bici a lato sopra la nosta testa). Il tutto per 7 interminabili chilometri di su e giu'. Naturalmente in quei frangenti le nostre escalmazioni non erano da rosario. Arriviamo alla dogana argentina in riva alla Laguna del Desierto con un'ora e un quarto di anticipo sull'ultimo "barco" delle 18.30. Siamo in tempo per goderci lo spettacolo meraviglioso del Fitz Roy e del Torre visti da dietro in una giornata che e' stata meravigliosa. Quando il barco salpa, in ritardo alle 19.00, Herve' raggiunge la sponda, non fa in tempo a salire e ci saluta dal molo. Degli altri nessuna traccia. Sbarchiamo alle 19.45 e ci mancano ancora 37 km di ripio tritapalle a El Chalten. Per fortuna le giornate patagoniche sono lunghe e c'e' luce fino alle 22.00. Arriviamo che ormai e' buio. El Chalten e' irriconoscibile: sfigurata dal turismo di massa: non si trova da dormire e riusciamo a recuperare un letto solo alle 23. Giusto in tempo per andare alla "Casita", locale dimesso dove la TV trasmette immagini di signore discinte riprese dal lato B, per mangiare un "bife di chorizo" che ci costa la bellezza di 20 euro! I vampiri sono arrivati anche in Argentina e si cibano del sangue dei turisti.
sabato 4 dicembre 2010
Padre Antonio Ronchi
Il barco che da Yungay ci ha portati a Villa O`Higgins si chiama Barcaza Padre Antonio Ronchi. Chi era questo Antonio Ronchi (che qui leggono Ronci)? La Patagonia e` una terra che da sempre ha attratto persone "appassionate", preti, cercatori d`oro, avventurieri, briganti, reporter, pazzi, marinai, geografi, ecc... Cosicche` abbiamo raccolto alcune informazioni. Nato nel 1930 a Cinisello Balsamo in una una famiglia di circa 13 fratelli, fattosi prete molto giovane e partito per il Cile era stato assegnato alla diocesi di Aysen, la regione cilena in cui ci troviamo. Trascorsi i primi periodi nell`isola di Chiloe`, allora molto povera, si era inoltrato poi nelle regioni dell`entroterra fino a Villa O`Higgins allora remotissime e poverissime per portare il messaggio di Cristo con le sue opere píu` che con le parole. Organizzava la costruzione di scuole, chiese, strade e vie di comunicazione in senso materiale e virtuale: infatti oltre a ponti e carrettere ha fondato anche molte radio. Curava anche la comunicazione tra le persone: era riconociusto come "pacere" nei contrasti tra singole persone e tra comunita` e quando non riusciva a raggiungere il risultato chiedeva ai contendenti di partecipare almeno ad una messa insieme. Era in grado di coprire distanze incredibili a piedi nella foresta da solo e in tutte le stagioni si spostava instancabilmente da un paese all`altro e dicono che ricompensasse la costruzione delle chiese pagando con libri. Nel 1997 dopo 4 bypass e a causa del diabete malcurato e` morto e in parte e` stato dimenticato. Ora una fondazione sta cercando di recuperare la memoria di questo altro "passionario" patagonico chidendo anche alla gente con cartelli affissi nei luoghi pubblici di qui di rendere disponibile materiale fotografico che lo ritrae.
venerdì 3 dicembre 2010
Un dia de descanso
Un giorno di riposo in attesa di passare in Argentina domani: 7 km al porto, 2 ore e mezza di barco sul Lago O`Higgins, 22 chilometri di bici con i due chilometri della morte nera (fango, radici e torrenti da guadare), 35 minuti di barco su La Laguna del Desierto, 40 chilometri di bici fino ad El Chalten sotto il Fitz Roy e il Cerro Torre. Staremo a vedere.
Solo in Cile:
In Cile c`e` sempre qualcosa che non va.
I cileni non hanno la minima idea delle distanze che ci sono tra le varie localita`.
Tutti i lavandini vengono installati negli angoli dei bagni, anche se molto grandi.
Le maniglie non aprono sempre solo verso il basso ma talvolta solo verso l`alto.
Lo scopino del bagno si trova solo in casi eccezionali e in cucina.
Le finestre dei bagni si trovano solo in corrispondenza della doccia.
Spesso quando chiedi informazioni se le inventano piuttosto di dirti che non sanno risponderti.
Tutte le condutture di adduzione o di scarico del caso sono a vista.
I soffitti sono sempre piu` bassi di 2,70 metri, spesso 2,10 metri solamente.
Piove una sola volta che dura per 365 giorni.
In un solo giorno puoi vivere tutte le stagioni dell-anno sulla tua pelle.
Solo in Cile:
In Cile c`e` sempre qualcosa che non va.
I cileni non hanno la minima idea delle distanze che ci sono tra le varie localita`.
Tutti i lavandini vengono installati negli angoli dei bagni, anche se molto grandi.
Le maniglie non aprono sempre solo verso il basso ma talvolta solo verso l`alto.
Lo scopino del bagno si trova solo in casi eccezionali e in cucina.
Le finestre dei bagni si trovano solo in corrispondenza della doccia.
Spesso quando chiedi informazioni se le inventano piuttosto di dirti che non sanno risponderti.
Tutte le condutture di adduzione o di scarico del caso sono a vista.
I soffitti sono sempre piu` bassi di 2,70 metri, spesso 2,10 metri solamente.
Piove una sola volta che dura per 365 giorni.
In un solo giorno puoi vivere tutte le stagioni dell-anno sulla tua pelle.
giovedì 2 dicembre 2010
Villa O`Higgins in un tiro
Pagato il conto salato, partiamo tutti con il "barco" alle 10,
anche se sui cartelli stradali c`e` scritto che parte alle 11.
Sbarchiamo per percorrere il tratto piu` deserto della Carretera
Austral sotto la pioggia. Venti chilometri di pianura poi, come ci
aveva preannunciato Francisco il vampiro, 3 passi di montagna di fila
per altri 25 km; poi chilometri e chilometri di piano. E questa volta
con vento in poppa. Mangiamo il ripio, polverizziamo il tedesco,
perdiamo di vista il francese e abbiamo tempo anche per una scena
tragicomica: lanciati nel vento Dimitri frena per evitare una serie di
buche piene di acqua, Alberto che ha i freni ridotti alla frutta non
se ne avvede in tempo e per evitare il tamponamento patagonico spicca
un volo acrobatico che lo porta ad un tuffo verso il torrente di scolo
che corre a fianco della strada. Per fortuna il tutto si risolve con
un solo guanto bagnato fradicio e una mitica risata... Poi ancora
saliscendi, un`ultima rampa, discesa e vediamo il paese e ci sembra di
toccarlo con un dito. Peccato pero` che per raggiungerlo la strada ci
costringa a costeggiare un lago, salire una montagna, attraversare un
fiume e perorrere altri chilometri in saliscendi. Alla fine l`ultimo
chilometro prima del paese e` di ripio a ciotoli di fiume impastati
con sabbia. Siamo a Villa O`Higgins: 100 km in un solo pomeriggio. Qui
finisce la Carretera Austral. Troviamo alloggio in un ostello dove ad
aspettarci ci sono Paolo e Mose`, due ragazzi di Torino che avevamo
conosciuto quando eravamo stati prigionieri del mare. Ci preparano
anche una succulenta cena...
anche se sui cartelli stradali c`e` scritto che parte alle 11.
Sbarchiamo per percorrere il tratto piu` deserto della Carretera
Austral sotto la pioggia. Venti chilometri di pianura poi, come ci
aveva preannunciato Francisco il vampiro, 3 passi di montagna di fila
per altri 25 km; poi chilometri e chilometri di piano. E questa volta
con vento in poppa. Mangiamo il ripio, polverizziamo il tedesco,
perdiamo di vista il francese e abbiamo tempo anche per una scena
tragicomica: lanciati nel vento Dimitri frena per evitare una serie di
buche piene di acqua, Alberto che ha i freni ridotti alla frutta non
se ne avvede in tempo e per evitare il tamponamento patagonico spicca
un volo acrobatico che lo porta ad un tuffo verso il torrente di scolo
che corre a fianco della strada. Per fortuna il tutto si risolve con
un solo guanto bagnato fradicio e una mitica risata... Poi ancora
saliscendi, un`ultima rampa, discesa e vediamo il paese e ci sembra di
toccarlo con un dito. Peccato pero` che per raggiungerlo la strada ci
costringa a costeggiare un lago, salire una montagna, attraversare un
fiume e perorrere altri chilometri in saliscendi. Alla fine l`ultimo
chilometro prima del paese e` di ripio a ciotoli di fiume impastati
con sabbia. Siamo a Villa O`Higgins: 100 km in un solo pomeriggio. Qui
finisce la Carretera Austral. Troviamo alloggio in un ostello dove ad
aspettarci ci sono Paolo e Mose`, due ragazzi di Torino che avevamo
conosciuto quando eravamo stati prigionieri del mare. Ci preparano
anche una succulenta cena...
La tappa infinita 2. Parte seconda: i vampiri di Puerto Yungay
Ci svegliamo sotto la pioggia. Colazione asciutta con soli biscotti e
smontiamo il campo sotto la pioggia e con i piedi nell`acqua e
partiamo sotto la pioggia e con temperatura di 5 gradi. A turno ci si
congelano le mani, poi i piedi, poi il naso, poi le orecchie. Poi
quando tutto si riscalda grazie ai vari strati di vestiario tecnico,
e`ora di fare pipi` e tutto ricomincia... Tappa piana, con fondo
sconnesso nei boschi. Arriviamo al bivio tra Caleta Tortel e Puerto
Yungay: 22 km in discesa la prima e 30 in salita drammatica il
secondo. Si pone un dilemma: se andiamo a Tortel dobbiamo poi tornare
indietro per andare a Yungay a prendere il "barco" e la strada si
allunga di 52 km. Chiediamo ad un operaio della strada che ci dice che
si puo` pernottare a Yungay, sono le 15.15 e prendiamo la via che piu`
rispetta il "principio di parsimonia". Si va a Yungay. Lasciamo un
biglietto attaccato al cartello stradale per Herve`. Salita durissima,
sotto la pioggia, con freddo fino a 4 gradi e nevischio nella parte
sommitale del passo. Ma come sempre dopo ogni salita c`e` una discesa
che ci porta a Yungay con 10 km in meno del previsto. Arrivati al
molo, incontriamo Francisco e Ines, gli unici due abitanti del paese.
Diverse case abbandonate e una chiesa. Si offrono di condividere con
noi la loro seconda camera e la loro doccia. A noi sta bene.
Gestiscono anche il chiosco al molo dove ci si puo` rifocillare.
Entriamo e mangiamo un po` di tutto. Intanto arriva Herve` con una
sorpresa: ha ancora il tedesco tra le palle! Facciamo la doccia e
Francisco ci parla del fatto che per lui incontrare persone che
viaggiano e` una occasione offrire misericordia... Ines ci prepara la
cena, che Francisco benedice con tanto di preghiera. Facciamola breve:
uno spuntino di meta` pomeriggio, una doccia, una cena, un
pernottamento sul pavimento del chiosco nel nostro sacco a pelo e una
colazione ci sono costati 95 euro in due. Abbiamo soprannominato i due
"I Vampiri di Puerto Yungay"...
smontiamo il campo sotto la pioggia e con i piedi nell`acqua e
partiamo sotto la pioggia e con temperatura di 5 gradi. A turno ci si
congelano le mani, poi i piedi, poi il naso, poi le orecchie. Poi
quando tutto si riscalda grazie ai vari strati di vestiario tecnico,
e`ora di fare pipi` e tutto ricomincia... Tappa piana, con fondo
sconnesso nei boschi. Arriviamo al bivio tra Caleta Tortel e Puerto
Yungay: 22 km in discesa la prima e 30 in salita drammatica il
secondo. Si pone un dilemma: se andiamo a Tortel dobbiamo poi tornare
indietro per andare a Yungay a prendere il "barco" e la strada si
allunga di 52 km. Chiediamo ad un operaio della strada che ci dice che
si puo` pernottare a Yungay, sono le 15.15 e prendiamo la via che piu`
rispetta il "principio di parsimonia". Si va a Yungay. Lasciamo un
biglietto attaccato al cartello stradale per Herve`. Salita durissima,
sotto la pioggia, con freddo fino a 4 gradi e nevischio nella parte
sommitale del passo. Ma come sempre dopo ogni salita c`e` una discesa
che ci porta a Yungay con 10 km in meno del previsto. Arrivati al
molo, incontriamo Francisco e Ines, gli unici due abitanti del paese.
Diverse case abbandonate e una chiesa. Si offrono di condividere con
noi la loro seconda camera e la loro doccia. A noi sta bene.
Gestiscono anche il chiosco al molo dove ci si puo` rifocillare.
Entriamo e mangiamo un po` di tutto. Intanto arriva Herve` con una
sorpresa: ha ancora il tedesco tra le palle! Facciamo la doccia e
Francisco ci parla del fatto che per lui incontrare persone che
viaggiano e` una occasione offrire misericordia... Ines ci prepara la
cena, che Francisco benedice con tanto di preghiera. Facciamola breve:
uno spuntino di meta` pomeriggio, una doccia, una cena, un
pernottamento sul pavimento del chiosco nel nostro sacco a pelo e una
colazione ci sono costati 95 euro in due. Abbiamo soprannominato i due
"I Vampiri di Puerto Yungay"...
La tappa infinita 2. Prima parte: i cavalieri nel lago
Una volta visto il tedesco che lavava i piatti con la berretta e in
mutande innondando la cucina della cabana, decidiamo che ne abbiamo
abbastanza. Ci accordiamo con Herve per abbandonarlo a se stesso. Noi
due partiamo, il francese si incarica di sganciarlo. Il tempo e`
brutto, ci aspetta una tappa lunga fino a Caleta Tortel e sappiamo che
la dovremo spezzare. Resistiamo sotto la pioggia fino a 60 chilometri,
il ripio ha fatto la sua parte, dobbiamo arrenderci. Alla prima
possibilita` piantiamo la tenda sotto la pioggia battente: il fondo
e`argilloso, subito non sembra male ma poi non drena... si forma un
lago. Per fortuna la tenda fa il suo dovere e nonostante 11 ore di
acqua incessante da sopra e da sotto non ci bagnamo. Riusciamo anche a
cucinarci in tenda una pasta al tonno e carciofi e dormiamo umidi ma
tranquilli fino al giorno dopo.
mutande innondando la cucina della cabana, decidiamo che ne abbiamo
abbastanza. Ci accordiamo con Herve per abbandonarlo a se stesso. Noi
due partiamo, il francese si incarica di sganciarlo. Il tempo e`
brutto, ci aspetta una tappa lunga fino a Caleta Tortel e sappiamo che
la dovremo spezzare. Resistiamo sotto la pioggia fino a 60 chilometri,
il ripio ha fatto la sua parte, dobbiamo arrenderci. Alla prima
possibilita` piantiamo la tenda sotto la pioggia battente: il fondo
e`argilloso, subito non sembra male ma poi non drena... si forma un
lago. Per fortuna la tenda fa il suo dovere e nonostante 11 ore di
acqua incessante da sopra e da sotto non ci bagnamo. Riusciamo anche a
cucinarci in tenda una pasta al tonno e carciofi e dormiamo umidi ma
tranquilli fino al giorno dopo.
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